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mercoledì 27 maggio 2009

Nasce il Forum Antirazzista della Campania

Non avremmo mai pensato di dover vivere in un Paese dove, il giorno dopo che tre balordi danno fuoco per noia a un senza fissa dimora bengalese ad una stazione della metropolitana di Roma, un ministro degli interni, per tutto commento, potesse dichiarare che «occorre essere cattivi con i clandestini». Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove Joy, ragazza nigeriana di 22 anni, costretta a prostituirsi, è morta di tbc perché non ha trovato il coraggio di andare in ospedale per paura di essere denunciata in quanto non in regola con il permesso di soggiorno.Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove quasi ogni giorno una persona transessuale viene picchiata, denigrata, violata nella sua dignità, a volte uccisa solo perché differente nella sua identità di genere. Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove vi sono città in cui si può essere uccisi a sprangate solo per aver rubato qualche biscotto. Non avremmo mai pensato di doverci vergognare di vivere in un Paese dove una semplice condizione umana basta per essere considerati criminali.

Non riusciamo a credere di stare in un Paese dove qualcuno si può permettere anche solo di proporre che sui pulman vi siano posti riservati agli italiani; dove una mamma migrante, per la sola colpa di non avere un permesso di soggiorno, può subire l’ignobile e inaudita violenza di non poter riconoscere il proprio bambino; dove esponenti del governo, con orgoglio e mostrando i muscoli possano rivendicare la portata storica di aver «respinto» qualche centinaio di disperati che sfuggivano da guerre, sfruttamento, abusi di ogni tipo.
Crediamo che tutto questo è il risultato di una deriva drammatica e devastante che arriva da lontano. E’ un’ondata razzista e discriminatoria nei confronti delle persone migranti che in questi anni è stata alimentata da una politica vigliacca e strumentale e che si è diffusa in modo ampio e profondo trovando facile presa nelle paure e nell’ignoranza, nel senso di precarietà e preoccupazione per il futuro che coinvolge milioni di cittadini italiani.

Un processo che, partendo dagli immigrati e dalle immigrate, si è allargato e sta caratterizzando e orientando la configurazione stessa della nostra società. Ha, consolidato, cioè, un’idea di società dove le identità si costruiscono e si riconoscono sul dominio o sull’annullamento delle altre identità differenti; dove la violenza non solo viene “sdoganata” ma assunta, in molti casi, come regolatrice delle relazioni umane, singole o collettive; dove le città diventano luoghi abitati non da cittadini ma da competitori sfrenati, dove gli ultimi, i differenti, i poveri sono spinti o costretti in periferie urbane e sociali senza diritti, senza opportunità, senza la possibilità di incidere sulle decisioni; dove le persone, come il territorio e il sapere, sono sacrificati e rapinati in nome del profitto.

Di fronte a tutto questo, come persone che da anni sono impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti delle persone migranti pensiamo che nessuno possa più limitarsi alla sola indignazione. Pensiamo che anche il silenzio, il non dire con chiarezze da che parte si sta equivalga in qualche modo ad essere complici. Pensiamo sia urgente che ognuno di noi, nei luoghi del suo impegno, ma anche in quelli di vita e di lavoro debba nel quotidiano e con continuità contrastare l’ondata di inciviltà, cattiveria e razzismo che ci sta sommergendo
Pensiamo sia venuto il momento della denuncia e di dichiarare la propria disobbedienza, civile, democratica e nonviolenta rispetto a norme che colpiscono chi è più fragile, che negano le persone che stravolgono ogni principio di eguaglianza e accoglienza.
Per queste ragioni, insieme ad altri e altre abbiamo proposto che in questa regione venga ripresa e rilanciata l’esperienza del forum antirazzista della Campania che 15 anni fa fu uno dei principali protagonisti del movimento antirazzista italiano e che anche oggi potrebbe essere il luogo ideale per un impegno e una iniziativa forte e unitaria.

Pensiamo anche che nessuno di noi, per quanto bravo sia o per quanto grande e forte sia la sua organizzazione, da solo basti. Crediamo sia urgente mettere insieme le nostre storie, i nostri saperi, la nostra rabbia per contrastare quanto sta avvenendo, per proporre e costruire un’altra idea di comunità, centrata sull’accoglienza, sul rispetto dei diritti, sulla valorizzazione e la convivenza delle differenze

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