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martedì 11 agosto 2009

Birmania, condannata Aung San Suu Kyi Altri 18 mesi ai domiciliari per il premio Nobel

RANGOON - Nuova condanna per Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione birmana: tre anni di lavori forzati per violazione delle norme sulla sicurezza, commutati dalla giunta militare in 18 mesi agli arresti domiciliari. Il premio Nobel per la pace è già stata riportata nella sua residenza di Rangoon. Più pesante il verdetto a carico del coimputato, il 54enne statunitense John Yettaw: sette anni di lavori forzati, tre per violazione delle leggi sulla sicurezza, altrettanti per immigrazione illegale nel Paese asiatico e uno per violazione delle norme municipali sull'attività natatoria. Fu infatti a nuoto che lo scorso maggio l'americano raggiunse la casa in cui Suu Kyi era confinata, una modesta villetta in riva a un lago artificiale, alla periferia di Rangoon.

Il premio Nobel lo ospitò per due notti, secondo il regime in tal modo infrangendo i termini sulla base dei quali le erano stati concessi gli arresti domiciliari, condizione nella quale la 63enne leader della Lega nazionale per la democrazia ha trascorso la maggior parte degli ultimi diciotto anni.

Suu Kyi e Yettaw furono entrambi arrestati. Da allora l'americano, che soffre di diabete, è stato più volte ricoverato in ospedale, l'ultima una settimana fa, in preda a convulsioni di tipo epilettico; ieri comunque è stato dimesso e tradotto nuovamente in carcere.

Il verdetto di colpevolezza per la leader dell'opposizione birmana era ampiamente atteso. Il caso infatti, secondo quasi tutti gli osservatori internazionali, è stato montato ad arte dalla giunta militare per tenere Suy Kyi lontana dalla politica in vista anche delle elezioni previste per il prossimo anno. Gli avvocati della donna hanno 60 giorni di tempo per presentare ricorso.

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