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martedì 24 novembre 2009

InfoStadio - news dalle curve


DASPO IN ARRIVO PER I GRIFONI

Momenti di tensione e qualche tafferuglio poco prima delle 19 alla stazione ferroviaria di Livorno dove un gruppo dei circa 400 ultrà genoani, scortato dalla polizia, era in attesa di salire sul treno che li avrebbe riportati a Genova, ha tentato di salire sul convoglio senza pagare il biglietto.

Sono scoppiati disordini e due ferrovieri e due poliziotti sono rimasti lievemente contusi nei tafferugli. Dopo alcuni minuti di tensione, la polizia ha riportato la calma e, quando tutti i tifosi avevano acquistato il biglietto del treno, ha scortato gli ultrà a bordo del convoglio che è partito.Ora, la polizia visionerà le immagini delle telecamere di sicurezza della stazione e i filmati girati dalla polizia scientifica per individuare e denunciare i responsabili dei disordini.

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SIENA:CORTEO TIFOSI CONTRO SOCIETA'

Circa 800 tifosi del Siena hanno sfilato in corteo nelle vie del centro per contestare il presidente Giovanni Lombardi Stronati. I sostenitori bianconeri hanno rivolto un appello alle istituzioni cittadine per trovare un'alternativa alla proprieta', considerata inadeguata e incapace di garantire la permanenza in A. I tifosi hanno innalzato striscioni,tra i quali vi era una citazione di un verso della Divina Commedia:'Ricordati di me che son la Robur, Siena mi fe' disfecemi Stronati'.

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EGITTO-ALGERIA LA GUERRA DEL PALLONE

No, non cala la tensione. Anzi, sembra essersi rinfocolata quando tutto sembrava finito, gli algerini potevano godersi il trionfo per la qualificazione ai Mondiali e agli egiziani non restava che rassegnarsi alla sconfitta. E invece tutto tutto si è riacceso, ieri con il ritito dell'ambasciatore ad Algeri da parte del governo algerino, e tra ieri notte e oggi con la discesa di migliaia di tifosi egiziani nelle strade di Zamalek, il quartiere del Cairo dove ha sede l'ambasciata algerina. E quegli atteggiamenti aggressivi mostrati almeno finora principalmente dagli algerini sono venuti fuori anche tra gli egiziani. Tanto che questa notte a Zamalek si sono viste volare pietre e bottiglie infiammabili, rompere vetrine e distruggere automobili: bilancio finale, 35 feriti tra agenti e dimostranti. Stamani il quartiere, uno dei più vivaci del centro cittadino, era semideserto e contava le ferite, ma non era finita. Subito dopo la preghiera altre folle di manifestati si sono riversati nelle strade, lanciando slogan e sventolando bandiere. 'Misr, Misr' urlavano, il nome arabo dell'Egitto. E anche dalle autoradio dei tassisti, generalmente sintonizzate sulla musica leggera o programmi religiosi, si levavano canzoni patriottiche. Si sa che che non è solo il calcio in questione, in questa duello tra i due Paesi, ma anche la patria. Ne parlavano stamani i giornali governativi, con Alaa Mubarak, uno dei due figli del presidente, a dire che l'Egitto «ha sopportato abbastanza», ed i legami di fratellanza araba «vanno rispettati solo se anche gli altri lo fanno». Gli incidenti tra tifoserie, osservava da parte sua l'editorialista Ibrahim Issa sull'indipendente Al Dostur, hanno l'effetto di «spingere i popoli tra le braccia dei governanti dei due paesi». Ma di patria ha parlato da Dubai anche il grande imam dell'Egitto Qaradawi, per invitare la «nazione araba» ad abbandonare le lotte intestine. E un invito alla ragione è giunto anche, tramite l'Afp, dal segretario della Lega Araba Amr Moussa.

Ma le armi sono ancora tutt'altro che deposte anche sul fronte diplomatico. E se il governo algerino ha convocato l'ambasciatore del Cairo per lamentare l'«escalation» della campagna mediatica egiziana, il ministro degli esteri d'Egitto ha anche oggi protestato con il suo omologo per le aggressioni. Perfino gli artisti hanno detto la loro: il presidente del sindacato di quelli egiziani ha detto che nuove cooperazioni con l'Algeria «non sono benvenute» ed il presidente dei musicisti ha detto che nessun andrà in quel Paese.

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I SIMBOLI VIETATI

di FULVIO BIANCHI

Michel Platini dà battaglia su due fronti: il fair play finanziario e il razzismo. Il n.1 dell'Uefa non tollera i "buu" negli stadi, i simboli di discriminazione razziale. Tanto da aver emanato norme durissime: l'arbitro infatti nelle Coppe può anche sospendere la partita in caso di cori, o simboli, o striscioni razzisti. Cosa che in Italia non è possibile: da noi la procedura prevede che l'ultima parola, prima dello stop alla partita, tocchi al funzionario di polizia (così è stato deciso pere volere del Viminale).

In Uefa sono previste sanzioni durissime, dalle porte chiuse alla sconfitta a tavolino. Tanto che il massimo organismo europeo, in collaborazione con il "Fare" (Guarda i simboli vietati) ha fatto avere un elenco a tutti i club che partecipano alle Coppe, e per conoscenza anche alle Federazioni europee. In questo elenco ci sono tutti i simboli razzisti che non possono assolutamente essere portati in uno stadio: una lista lunga, ma c'è da dire che soprattutto nell'Est Europeo ci sono segnali preoccupanti. Antisemitismo, razzismo, simboli che ricordano le Ss. Succede in Croazia, Polonia, Bulgaria, Romania, Russia, eccetera. Anche, ma raramente, in Germania.

In Italia, dopo il caso Raciti, la situazione è migliorata: non si vedono più svastiche, croci celtiche, striscioni che inneggiano ai forni o alle foibe. Un campionario vergognoso che sino a pochi anni si vedeva in alcune curve. Ora massima attenzione: non sono consentiti simboli nemmeno di partiti politici. Per gli striscioni bisogna inoltrare domanda 7 giorni prima della partita, mediante fax o email da inviare alla questura. "Analoga disciplina dovrà essere applicata per le bandiere, fatte salve quelle riportanti solo i colori sociali della propria squadra e quelle degli Stati rappresentati in campo", come spiega la determinazione dell'Osservatorio (8 marzo 2007). Quindi, teoricamente a Udine non si potrebbe portare allo stadio nemmeno la bandiera del Friuli: ma per fortuna, con buon senso, viene consentita. Con buon senso, si potrebbe riaprire anche agli striscioni, soprattutto quelli ironici: basterebbe un controllo prima della partita ai cancelli dello stadio. Intanto si tenta di porre riparo all'articolo 9 del dl 8 febbraio 2007 n.8, "in materia di accesso agli stadi" deciso dall'ex ministro Giuliano Amato. Articolo contestato dai tifosi, e criticato anche dallo stesso ministro Bobo Maroni. Ora se ne occupa la Commisione affari costituzionali del Senato. Il ddl, presentato dal senatore Domenico Benedetti Valentini e sottoscritto da altri quattro senatori del Pdl (Bevilacqua, Mugnai, Augello e Fasano) prevede che il divieto di ottenere titoli di accesso agli stadi (biglietti e tessere del tifoso) "decada quando non è più in essere la diffida amministrativa subita in passato (il Daspo, ndr) e quando, in caso di condanna, siano trascorsi cinque anni dal passaggio in giudicato". "In sostanza - spiega Benedetti Valentini - si conferma la linea di rigore nella prevenzione contro la violenza nelle manifestazioni sportive, ma si ripristina il diritto costituzionale dei singoli, che non possono essere sanzionati 'a vità quando abbiano ormai scontato il tempo di diffida o di presunzione di pericolosità".

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NO ALLA DIFFIDA A VITA

Di R.Stracca

No alla diffida vita, no a quello che viene definito un "mostro giuridico". E' la di modifica dell'articolo 9 della legge Amato, firmata dai deputati del Pdl Claudio Barbaro e Paola Frassinetti. L'articolo 9 prevede infatti che chi ha ricevuto un Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, non possa acquistare biglietti. O titoli equiparabili, come la tessera del tifoso. Per sempre. Anche quando si è finito di scontare la diffida.

La proposta Barbaro-Frassinetti specifica che il Daspo deve essere «in atto». Quando non lo è più, il tifoso può tornare a fare il tifoso. In secondo luogo, la legge Amato non prevede la possibilità di sottrarre, in caso di condanna definitiva, gli anni senza stadio già scontati con il Daspo.

C'è da registrare, dopo la manifestazione ultras contro la tessera del tifoso del 14 novembre a Roma, l'allargarsi di un fronte politico trasversale che non vuole punire a prescindere chi vive la passione sportiva, ovviamente nei limiti della legalità. Come ha sottolineato Alessandro Cochi, delegato per lo sport del sindaco di Roma, Alemanno. "Le modifiche e i correttivi che saranno apportati a questo provvedimento sono tutti volti a tutelare e salvaguardare la figura del tifoso, elemento fondamentale e anima del movimento sportivo, che non deve subire alcun tipo di manipolazione a fini politici, ma essere il centro di un più ampio ragionamento anche in maniera traversale, proprio come sta accadendo con l'ex sottosegretario Paolo Cento, i radicali Perduca e Staderini, e gli onorevoli del Pdl Benedetti, Valentini, Barbaro e Frassinetti, che tenga in considerazione la passione sportiva e la incanali nella giusta direzione della legalità».

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SCONTRI HURACAN-SAN LORENZO, 20 FERITI

Una ventina di feriti, due arresti e inizio della partita slittato di mezz'ora. E' il bilancio degli scontri tra tifosi in occasione del derby di Buenos Aires vinto poi dal San Lorenzo sull'Huracan per 2-0. La polizia è stata costretta a ricorrere ai lacrimogeni e giocatori e ufficiali di gara sono stati obbligati a rientrare negli spogliatoi in attesa che tornasse la calma. A far scoppiare gli incidenti lo striscione con i colori del San Lorenzo esposto in modo provocatorio dai tifosi dell'Huracan.

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21 DASPO PER GLI ULTRAS ROSSOBLU

Il Questore di Ascoli Piceno, Dott. Giuseppe Fiore, in seguito agli episodi di violenza posti in essere da 21 tifosi della Sambenedettese in occasione della partita Fermana-Samb disputatasi presso lo Stadio Comunale "B.Recchioni" di Fermo lo scorso 4 novembre, ha emesso 21 provvedimenti di Divieto di Accesso ai Luoghi ove si disputano Competizioni Sportive (Daspo) con l'obbligo di firma presso un Ufficio di Polizia. Tali provvedimenti rientrano in una ormai consolidata linea di rigore verso coloro che utilizzano lo sport come pretesto per dare sfogo a vandalismi e a fatti delittuosi che nulla hanno a che fare con il sano tifo calcistico.

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SCONTRI IN BASILEA-ZURIGO

Almeno 25 feriti e due arrestati: è il bilancio del pre e post partita di Basilea-Zurigo, sfida valida per gli ottavi di finale della Coppa di Svizzera. Già prima dell'inizio della sfida, tifosi dello Zurigo hanno divelto seggiolini e causato altri danni nel settore ospiti dello stadio. La polizia è intervenuta per calmare gli animi con manganelli di gomma e con il lancio di gas lacrimogeno, mentre al termine della partita, le forze dell'ordine hanno evitato contratti tra le due tifoserie. Il Basilea si è imposto 4-2 sullo Zurigo.

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UNDICESIMO ARRESTO A BELGRADO

La polizia serba ha annunciato l'arresto di un ulteriore sospettato per la morte di Brice Taton, il tifoso francese del Tolosa deceduto due mesi fa a Belgrado in seguito ad un'aggressione da parte di hooligans della squadra locale del Partizan. Le autorità serbe, che abitualmente non diffondono le generalità complete degli indagati, hanno fatto sapere che l'11.mo sospettato finito in manette è un uomo di 39 anni. Taton, aggredito prima del match di Europa League disputato a settembre a Belgrado, morì diversi giorni dopo l'aggressione subita in un bar. La vicenda ha indotto le autorità di Belgrado a mettere al bando diversi gruppi di tifoseria organizzata.

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SE LO STADIO NON CE L'HAI...

«Se lo stadio non ce l'hai, ce lo portiamo noi». La versione parafrasata di un coro da curva riassume la volontà del Comune di Pisa, in accordo con il Pontedera, di consentire ai tifosi nerazzurri di assistere al derby in programma a Pontedera fra dieci giorni. Pisa presterà allo stadio Mannucci le tribunette usate a giugno nei lungarni per il Gioco del Ponte, scacciando così l'incubo di una terza trasferta vietata. Dopo la serrata totale della gara di Vignola con il Boca Pietri, lo scampato pericolo in occasione del match di Rosignano (trasferito in extremis a Santa Croce sull'Arno) e il divieto imposto ai pisani domenica scorsa a Chioggia, le amministrazioni sono corse ai ripari garantendo ai supporter nerazzurri il diritto di assistere ad una gara (per di più un derby) della propria squadra del cuore e alla società locale (ossia il Pontedera) di poter beneficiare di un incasso importante, visto che in D il ricavato va interamente alla formazione di casa.

Finora le gare vietate hanno portato bene al Pisa (successo per 6-1 a Vignola e per 5-2 a Chioggia), ma sulla scaramanzia prevale la voglia dei tifosi di essere presenti... nella buona e nella cattiva sorte: il tifoso pisano vuole vedere il Pisa allo stadio, non importa la categoria. E in una stagione maledetta, dopo le sofferenze dell'ultima estate ed il crollo di tre categorie, l'impossibilità di andare alla partita senza aver commesso alcuna malefatta è percepita come l'ennesima ingiustizia che la città della Torre non è disposta a mandar giù.

In realtà le serrate non sono mai riuscite a tenere troppo lontani i pisani dal Pisa. Duecento hanno raggiunto Vignola anche a costo di restare dietro alle mura divisorie dello stadio; più fortunati i circa 80 che hanno raggiunto Chioggia e, pur rimanendo fuori, hanno potuto vedere (o almeno intravedere) la partita attraverso le maglie di una rete separatoria, per di più gratis, in barba ai divieti. Anche i tifosi di casa, persino quelli meno amici, hanno il piacere di confrontarsi sugli spalti con la curva nerazzurra a colpi di sfottò, in una cornice irripetibile per piccole piazze di paese e in una giornata da menzionare negli annali.

Significativi i cori con cui, domenica scorsa, gli ultrà del Chioggia chiedevano alle forze dell'ordine di consentire l'ingresso alle decine di pisani accorsi. A Pontedera poi, dove dimorano molti appassionati nerazzurri, accogliere gli uomini di Cuoghi ed i loro supporter è un piacere, ferma restando la reciproca legittima volontà di prevalere nei 90' di gioco.

Gli esodi di massa del tifo rossocrociato - da un minimo di mezzo migliaio per i viaggi più lunghi ai due-tremila persone pronte ad affollare gli stadi più vicini - sono croce e delizia per le altre realtà calcistiche della serie D (girone D): manna per le casse sociali e spietati nel mettere a nudo tutti i limiti di impianti sportivi accettabili per i numeri delle tifoserie dilettantistiche, ma totalmente inadeguati per un pubblico che si muove praticamente come faceva in serie B, dove era costantemente ai vertici per affluenza e partecipazione.

D'altra parte il campo quest'anno offre la D, e con questa categoria il Pisa deve confrontarsi. «Per Pontedera ci siamo mossi volentieri - spiega l'assessore allo sport Federico Eligi - noi mettiamo a disposizione le tribune del Gioco del Ponte, che aumentano la capienza di 1200 posti, e forniamo il supporto tecnico per il montaggio secondo le normative; le spese vive sono a carico del Pontedera Calcio. Era l'unico modo per evitare un'ingiusta penalizzazione per i nostri tifosi: mi pare che quest'anno la città stia subendo delle decisioni che comincia a considerare inaccettabili e punitive, visto che né in casa né fuori i tifosi si sono comportati male».

da Infoaut

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