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giovedì 14 gennaio 2010

Haiti, testimonianze dall'isola

Danni incalcolabili. Forse migliaia le vittime. La capitale quasi completamente rasa al suolo

di Alessandro Grandi
"La situazione è drammatica, tragica. Port au Prince è stata completamente devastata. Il palazzo presidenziale, la cattedrale, i vari ministeri sono crollati. Noi abbiamo la certezza che le nostre strutture a Port de Paix (nord del Paese) hanno retto e bambini e personale sono sani e salvi. Ma c'è stata una grande paura" dice Massimiliano Salierno uno dei responsabili di Anpil, associazione che si occupa dei bambini meno fortunati di Haiti.
Dal nord del paese ci hanno confermato che è impossibile comunicare via telefono" aggiunge Salierno. "Anche gli haitiani che possono farlo si affidano ad internet per mettersi in contatto tra loro all'interno del Paese" conclude.
"Via mail abbiamo dialogato con Jacquelin Louis, responsabile della scuola di Tendron sulla Tortuga. L'isola della Tortuga è stata fortunatamente risparmiata dalla devastazione che ha invece colpito Port au Prince. I bambini stanno bene. Solo tanto spavento".
"La mia casa è distrutta. Fortunatamente io e la famiglia possiamo stare da amici. A noi è andata bene mentre il paese, e soprattutto la capitale Port au Prince, le cose vanno molto male. E' tutto distrutto. Ci saranno sicuramente molte centinaia di morti" racconta Roberto Stephenson, fotografo italiano che da molti anni vive a Port au Prince.

L'ambasciatore haitiano presso l'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) ha dichiarato che i morti causati dal sisma potrebbero essere decine di migliaia.
Le notizie che giungono da Haiti sono terribili. Anche le sedi della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite, Minustah sono parzialmente crollate. Diversi caschi blu, le notizie dicono almeno 4 e tutti id origine giordana, sarebbero morti. Fonti non confermate fanno sapere che diversi caschi blu filippini sarebbero intrappolati fra le macerie della loro caserma a Port au Prince.
Cittadini haitiani che vivono nella repubblica Dominicana raccontano di un terremoto potentissimo che ha fatto oscillare per decine di secondi i palazzi più alti. La popolazione si è riversata nelle strade impaurita. Nicolas Sergileffe ha raccontato al telefono con PeaceReporter: "Quello che so di Haiti l'ho visto su Internet. Le comunicazioni con l'atra parte dell'isola di Hispaniola sono interrotte. Non so come sentire i miei parenti. Sto decidendo in queste ore di partire e andare di persona a controllare la situazione". Intanto l'aeroporto internazionale di Port au Prince sembra essere tornato operativo.

da PeaceReporter

Voci via skype
Il terremoto visto da Haiti, New York, El Salvador

Marie-Pierre ha venticinque anni, è francese e lavora come volontaria in un progetto sull'acqua potabile. La raggiungiamo via skype, abita a Jérémie sulla punta di Haiti, nella Grande Ansa a 300 chilometri da Haiti. Racconta: "la prima scossa qui è durata una ventina di secondi. La mia casa è in cemento, ha tremato e oscillato, ma senza che gli oggetti cadessero per terra. Poi ci sono state le altre scosse, più leggere". Marie-Pierre è riuscita a contattare i suoi amici nella capitale solo una volta, ascolta la radio e ci dice che molti degli stranieri sono ammassati dentro le sedi delle ambasciate e che i collegamenti sono impossibili nella capitale e circondario.

"Le notizie arrivano con il contagocce. I miei amici mi hanno raccontato di interi edifici, scuole e supermercati che sono sprofondati. Qui nella regione che si affaccia sul Mare dei Caraibi la gente è scappata sulle montagne. Chi abita al bordo del mare ha avuto questo istitnto immediatamente, mentre la Cnn avvisava via internet di un allarme tsunami che le radio locali, però, non hanno diffuso".

Una nuova ricerca. Questa volta è Emio a rispondere. La sua città natale è Port au Prince, risponde alla chiamata via skype. Ma sta trascorrendo una vacanza fuori dal paese. "Sono a new York, in questo momento. Ho parlato con i il mio datore di lavoro questa mattina, mi richiamerà per dirmi in che stato è la mia casa". Emio, sua moglie e due figli piccoli sono partiti dalla capitale il 23 dicembre scorso, per un periodo di vacanza che doveva terminare il 17 gennaio prossimo. "Non so cosa farò adesso, aspetto di avere altre notizie. Il mio datore di lavoro ha un telefono satellitare e comunichiamo così".

Rodelyn risponde immediatamente alla richiesta di informazioni. Anche lui non si trova ad Haiti.
"Sono in Salvador, purtroppo". Come purtroppo, non è contento di aver scampato il drammatico e terribile terremoto? "Io dovrei essere là, in questo momento, per aiutare gli altri".

da PeaceReporter

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